Eleonora Di Erasmo
KÜNSTLERPORTRAIT
Ich möchte schreiben wie ein Maler.
Ich möchte schreiben, als würde ich malen.
Wie ich leben möchte.
Wie ich es vielleicht manchmal schaffe zu leben.
Oder besser: wie es mir ab und zu gegeben ist zu leben,
in der absoluten Gegenwärtigkeit.
Im Ereignis des Augenblicks.
Hélène Cixous1
Ich erinnere mich noch an das Gefühl, das mich überkam, als ich das Atelier von Paul Cezanne in
Aix-en-Provence besuchte. Ein hohes Glasfenster erleuchtete ein großes Zimmer, eine Staffelei
stand noch an ihrem Platz, schmutzige Pinsel voller Farbe, eine Palette, auf der die von der Zeit
eingetrockneten Farben nicht mehr zu unterscheiden waren, Tücher mit fantasievollen indischen
Mustern, Gläser, Tabletts, Flaschen.
Jedes Ding lag an seinem Platz, unter einer dünnen Staubschicht, aber alle Objekte schienen noch
zu leben, als sei die Gegenwart niemals vergangen. Dieser Raum ließ noch überall die
Bewegungen, die Pausen, die Überlegungen, die Geometrien und die Farben dieser satten und
wilden Natur erahnen, die von Cezanne in seinen Bildern abgebildet worden war.
Das Atelier schien in seiner Stille zu sprechen und hatte im Laufe der Zeit sein Geheimnis bewahrt.
Anke Armandi hat sich entschlossen, die Vielschichtigkeit dieses Geheimnisses darzustellen, mit
feinem Pinselstrich des Aquarells diesen intimen und geheimnisvollen Raum zu beschreiben, der
zwischen dem Künstler und seinem Werk liegt. So besuchte und porträtierte sie die Ateliers von
acht Künstlern, die in Wien leben und arbeiten. In ihrer Grundidee sollte das Künstleratelier den
Rahmen ihrer Arbeit bilden, wie in einem chinesischen Schachtelspiel, das aus unterschiedlichen
Atmosphären und Weltanschauungen besteht, die doch durch die besondere stilistische Chiffrierung
und Wahrnehmung, die die Künstlerin von ihnen gewonnen hat, miteinander verbunden sind.
Durch die Darstellung der besonderen Atmosphäre, mit denen diese Orte durchtränkt sind, und der
genauen Beschreibung der Objekte, die erstere charakterisieren, hat Anke Armandi von jenen, die
in diesen Räumen leben und sie lebendig machen, eine Art "stilles Porträt" geschaffen, beinahe als
könnten wir im Nebeneinander der mehr oder weniger leuchtenden Farben, in der vorherrschenden
oder zurückhaltenden Präsenz der weißen Flächen, in der unterschiedlichen Anordnung der
geometrischen Flächen die Persönlichkeit des jeweiligen Künstlers erahnen.
Menschliche Präsenzen werden aus diesen kleinen "Porträts" ausgeschlossen. Anke Armandi hat
versucht, nicht nur den intimen Raum jedes Künstlers für sich sprechen zu lassen, in den sie sich
jedes Mal einfühlt, sondern über Bilder auch die unterschiedlichen Sichtweisen eines jeden
Künstler darzustellen und durch die eigene Arbeit zu entschlüsseln. So hat die Künstlerin im Porträt
des Ateliers von Astrid Bechtold versucht, ihre Palette auf den Farbton Weiß zu reduzieren und den
Raum nur anzudeuten, auf eine ähnliche Art und Weise, wie auch Astrid Bechtold ihre abstrakten
Bilder schafft.
Um das Atelier von Gerlind Zeilner zu beschreiben, die unaufhörlich mit Farben und Formen
spielt, hat sich Anke Armandi hingegen entschieden, leuchtende Farben zu einsetzen und Volumen
durch eine überlegte Überlagerung von geometrischen Flächen zu konstruieren. So scheint das
Atelier der KünstlerInnen verschiedene Pläne zu beschreiben, gezeichnet nach den Koordinaten
eines Raumes und einer inneren Zeit. Es wird zu einer Art Mikrokosmos, der für manche
zeitgenössische Künstler nicht mehr nur als ein rein physischer Ort verstanden werden muss:
Casaluce/Geiger synusi@ weitet das Konzept eines Ateliers zum "Cyber-Raum", eine Art virtueller
Ort, formbar und in ständiger Veränderung. Ludwig Wüst, Regisseur, bindet seine Vorstellung von
einem Studio einzig an die Objekte, die Teil seiner Arbeit sind, an seine Filme, Bücher und an den
Computer, den er immer in seiner Nähe hat. Der Titel der Arbeiten trägt den Namen des jeweiligen
Künstlers, wie es bei Porträts üblich ist, und so scheint es uns, als könnten wir zwischen den auf
dem Boden liegenden Blättern, dem Kratzen eines Bleistifts, der über ein Blatt streicht, oder dem
leichten Rascheln der Pinsel auf einer Leinwand einen Blick, einen Ausdruck, einen Gedanken
sichtbar erleben.
Cixous, Hélène, L'ultimo quadro o il ritratto di Dio (1983),
übersetzt ins Ital. von Monica Fiorini, in cat.
."OEuvres d'être…works of being…opere d'essere",
Roma, Temple Gallery, 2000, p.7.
Eleonora Di Erasmo
RITRATTO D'ARTISTA
Vorrei scrivere come un pittore.
Vorrei scrivere come dipingere.
Come vorrei vivere. Come forse a
volte riesco a vivere. O meglio:
come a volte mi è dato vivere,
al presente assoluto.
Nell'evento dell'istante.
Hélène Cixous1
Ricordo ancora l'emozione che ho provato visitando l'atelier di Paul Cézanne ad Aix-en Provence.
Un'alta vetrata illuminava una grande stanza, un cavalletto ancora lì al suo posto, pennelli sporchi
di colore, una tavolozza, in cui si confondevano le vernici ormai secche per il tempo passato, teli
dai fantasiosi disegni indiani, bicchieri, vassoi, bottiglie.
Ogni cosa giaceva al suo posto sotto una sottile coltre di polvere, ma ogni oggetto sembrava ancora
vivere come il presente non fosse mai passato. Quello spazio lasciava ancora intuire tutt'intorno i
movimenti, le pause, i ripensamenti, le geometrie e i colori di quella natura corposa e selvaggia
ritratta nei dipinti di Cézanne. L'atelier nel silenzio sembrava parlare, aveva conservato nel tempo
il suo mistero.
Anke Armandi ha scelto di ritrarre le molteplici facce di questo mistero, di descrivere attraverso
delicate pennellate ad acquerello quello spazio intimo e segreto che giace tra l'artista e la sua opera.
Ha così visitato e ritratto gli studi di otto artisti che lavorano e vivono a Vienna e ha pensato che a
fare da cornice ai suoi lavori dovesse essere uno studio d'artista, come in un gioco di scatole cinesi
fatto di differenti atmosfere, di differenti visioni del mondo, unite l'una all'altra dalla peculiare
cifra stilistica e dalla percezione che di essi ne ha avuto l'artista.
Attraverso la rappresentazione delle particolari atmosfere, di cui sono intrisi quei luoghi, della
meticolosa descrizione degli oggetti che li caratterizzano, Anke ha creato dei ritratti silenziosi di
coloro che li vivono e li rendono vivi, quasi riuscissimo ad intuire nell'accostamento di colori più o
meno accesi, nella prevalenza o meno di spazi bianchi, nel differente incastro di geometrie, la
personalità dell'artista che vi lavora. La presenza umana è esclusa da questi piccoli "ritratti", Anke
Armandi ha cercato di far parlare non solo lo spazio intimo di ciascun artista, immedesimandosi
ogni volta in esso, ma di ritrarre per immagini anche il differente modo che ognuno di loro ha di
vedere il mondo e di decodificarlo attraverso il proprio lavoro. Così, ad esempio, se nel ritrarre lo
studio di Astrid Bechtold, l'artista ha cercato di ridurre il colore al bianco e di accennare appena gli
spazi, nello stesso modo in cui Astrid crea i suoi quadri astratti, per descrivere lo studio di Gerlind
Zeilner, che gioca continuamente con forme e colori, al contrario Anke ha scelto di usare colori
molto accesi e di costruire gli spazi attraverso uno studiato sovrapporsi di geometrie.
Lo studio d'artista sembra così descrivere differenti mappe disegnate sulle coordinate di uno spazio
e di un tempo interiori, diventa una sorta di microcosmo che per alcuni artisti contemporanei non è
più da intendersi necessariamente come uno spazio fisico, basti pensare a Casaluce/Geiger synusi@
che estende il concetto di atelier a quello di cyber-spazio, una sorta di luogo virtuale malleabile e in
continua trasformazione, o a Ludwig Wüst, regista, che, al contrario, lega la sua idea di studio
unicamente agli oggetti che fanno parte del suo lavoro, ai suoi film, ai libri e al computer che tiene
sempre vicino. Il titolo dei lavori riporta il nome di ogni artista come avviene per i ritratti, così che
ci sembra quasi di visualizzare tra i fogli stesi sul pavimento, tra il suono ruvido di una matita che
scorre su un foglio o il leggero fruscio dei pennelli su una tela, uno sguardo, un'espressione, un
pensiero.
Cixous, Hélène, L'ultimo quadro o il ritratto di Dio (1983),
trad. it. di Monica Fiorini, in cat.
."OEuvres d'être…works of being…opere d'essere",
Roma, Temple Gallery, 2000, p.7.
Eleonora Di Erasmo
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